Laboratorio Fitoterapico - Ricerca Erboristica
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Scheda Tecnica: CARDO MARIANO
Il frutto di Silybum marianum (L.), un'erbacea annuale o biennale
anche denominata volgarmente cardo mariano, viene da secoli
utilizzato come rimedio tradizionale nelle problematiche del
fegato. La parte della pianta che viene utilizzata è il frutto maturo
essiccato. Tale droga contiene un 1,5-3% di flavonolignani
denominati collettivamente silimarina, che costituisce il principale
fitocomplesso farmacologicamente attivo. La maggior
componente della silimarina è la silibina o silibinina, una miscela
50:50 di silibina A e silibina B, oltre a silidianina, silicristina, e
piccole quantità di isosilibina, anch’essa come miscela di
diastereoisomeri trans.
Proprietà farmacologiche
Attività antiossidante:
Silimarina e silibilina esercitano attività antiossidante in vitro reagendo con radicali liberi dell'ossigeno a
livello di piastrine, fibroblasti, e mitocondri epatici. Esiste anche un effetto antiossidante indiretto legato alla
capacità del fitocomplesso di inibire il citocromo P450 la cui attività genera radicali liberi dell'ossigeno. La
silimarina inibisce la perossidazione lipidica indotta da radicali liberi dell'ossigeno su globuli rossi del sangue
umano provocando la stabilizzazione della struttura della membrana cellulare. La fosfodiesterasi AMPciclico
dipendente viene inibita dal fitocomplesso, questo può essere uno dei possibili meccanismi d'azione
antinfiammatoria dal momento che l'AMPc stabilizza le membrane lisosomiali ed un aumento della sua
concentrazione può ridurre la degranulazione delle cellule infiammatorie.
Attività epatoprotettive:
Sono molti i meccanismi d'azione chiamati in causa per spiegare l'azione epatoprotettiva della silimarina,
alcuni come la riduzione dei perossidi lipidici e l'azione scavenger dei radicali liberi. Inoltre la letteratura
scientifica riporta il cambiamento delle proprietà di membrana e la riduzione della fibrogenesi del fegato
come ulteriori fattori protettivi. La sibilina si lega alla subunità regolatrice della RNA-polimerasi I dipendente
dal DNA in prossimità del sito di legame degli estrogeni agendo come un effettore steroideo naturale;
l'aumento dell'RNA ribosomiale nel fegato stimola la formazione di ribosomi e quindi la sintesi proteica.
L’estratto contiene una grande quantità di fosfatidilcolina che previene lo sviluppo di fibrosi epatica.
Attività antinfiammatoria:
Il principale effetto antinfiammatorio della silimarina sembra legato alla sua capacità di inibire il fattore
nucleare trascrizionale-κB (NF- κB) che regola l'espressione di numerose molecole implicate nella risposta
infiammatoria, nella sopravvivenza, crescita e differenziazione cellulare. In particolare NF- κB promuove la
produzione di IL-1, IL-6, TNFα, INF-γ e GM-CSF (granulocyte macrophage colony stimulating factor).
In leucociti basofili umani inibisce il rilascio di istamina mediato da neutrofili. Inibisce inoltre il rilascio di
istamina dei mastociti peritoneali di ratto e nelle cellule di Kupffer isolate di ratto ha inibito la sintesi di
leucotriene B4. In vitro, i quattro isomeri hanno inibito l'attività della lipossigenasi e della prostaglandino-
sintetasi.
Attività antivirale:
Seppur utilizzata come terapia di supporto in epatopatie di origine virale, non è stata evidenziabile una
diretta attività anti HCV.
Attività antitumorale:
La silimarina si è rivelata capace di ridurre la proliferazione di cellule tumorali di varia natura (prostata, ovaio,
seno, polmone, cute e vescica). Il meccanismo d'azione principale è da ricondursi con la modulazione
dell'espressione di cicline, CDK e CDKinhibitors.
Inoltre è stato recentemente rilevato come la silimarina riduca l'aumento proliferativo di cellule causato dai
raggi UVB, inibisce inoltre la densità microvascolare, la flogosi e le reazioni angiogeniche.
In alcuni tipi di cellula neoplastica (melanomi), la silimarina induce apoptosi.
L'attività antiangiogenica è stata dimostrata in diversi tipi di cancro, in particolare è stato dimostrato come
queste molecole riducono la secrezione di Vascular Endothelial Growth Factor nelle cellule di carcinomi
prostatici, mammari e polmonari. Non di meno, attraverso l'interazione con il genoma e la modulazione
dell'espressione genica di molecole quali MMP-2, u-PA, ERK1/2, AP-1 e NF- κB il fitocomplesso assume un
ruolo antimetastatico molto importante.
Utilizzi clinici
Gli utilizzi clinici avvalorati sono rappresentati dal supporto delle epatiti acute e croniche e delle cirrosi indotte
da alcool, farmaci e tossine.
L'epatotossicità indotta da paracetamolo, tetracloruro di carbonio, etanolo, eritromicina ed altri è ridotta in
vitro dalla silimarina, inoltre ha ridotto il danno ischemico di cellule non parenchimali di maiale e migliorato la
funzionalità epatocitaria post ischemica.
Importante l'efficacia nel trattamento del danno da tossine di Amanita Phalloides (falloidina, α-amanitina) in
quanto la silibina pu ridurre la captazione delle tossine (dimetilfalloidina) da parte degli epatociti ed in uno
studio su 60 pazienti intossicati da Amanita phalloides e trattati dopo 24-36 ore con silibina per via
endovenosa (20mg/kg per 2-3 giorni), la sopravvivenza è stata del 100%.
Ancora discussa l'importanza del fitocomplesso nelle cirrosi da epatite B o C o da alcolismo.
Dosaggio, effetti collaterali ed interazioni farmacologiche
Si consiglia 200-400 mg di silimarina calcolata come silibina al giorno. Non sono noti effetti collaterali ad
eccezione di quelli da ipersensibilità verso il cardo mariano. Per la proprietà della silimarina di inibire il
citocromo P450, sono possibili alterazioni nel metabolismo di alcuni farmaci tra cui: statine, warfarin,
antidepressivi, antipsicotici, β-bloccanti, paracetamolo, isoniazide.
L'inibizione dell' UDPglucoronosiltrasferasi può alterare l'emivita di farmaci antitumorali.
L'inibizione dell'attività della glicoproteina-P interferisce con l'assorbimento di digossina e statine.