Laboratorio Fitoterapico - Ricerca Erboristica ERBORISTERIA dal 1980 www.fralet.it Scheda Tecnica: CARDO MARIANO Il frutto di Silybum marianum (L.), un'erbacea annuale o biennale  anche denominata volgarmente cardo mariano, viene da secoli  utilizzato come rimedio tradizionale nelle problematiche del  fegato. La parte della pianta che viene utilizzata è il frutto maturo  essiccato. Tale droga contiene un 1,5-3% di flavonolignani  denominati collettivamente silimarina, che costituisce il principale  fitocomplesso farmacologicamente attivo. La maggior  componente della silimarina è la silibina o silibinina, una miscela  50:50 di silibina A e silibina B, oltre a silidianina, silicristina, e  piccole quantità di isosilibina, anch’essa come miscela di  diastereoisomeri trans.  Proprietà farmacologiche  Attività antiossidante:  Silimarina e silibilina esercitano attività antiossidante in vitro reagendo con radicali liberi dell'ossigeno a  livello di piastrine, fibroblasti, e mitocondri epatici. Esiste anche un effetto antiossidante indiretto legato alla  capacità del fitocomplesso di inibire il citocromo P450 la cui attività genera radicali liberi dell'ossigeno. La  silimarina inibisce la perossidazione lipidica indotta da radicali liberi dell'ossigeno su globuli rossi del sangue  umano provocando la stabilizzazione della struttura della membrana cellulare. La fosfodiesterasi AMPciclico  dipendente viene inibita dal fitocomplesso, questo può essere uno dei possibili meccanismi d'azione  antinfiammatoria dal momento che l'AMPc stabilizza le membrane lisosomiali ed un aumento della sua  concentrazione può ridurre la degranulazione delle cellule infiammatorie.  Attività epatoprotettive:  Sono molti i meccanismi d'azione chiamati in causa per spiegare l'azione epatoprotettiva della silimarina,  alcuni come la riduzione dei perossidi lipidici e l'azione scavenger dei radicali liberi. Inoltre la letteratura  scientifica riporta il cambiamento delle proprietà di membrana e la riduzione della fibrogenesi del fegato  come ulteriori fattori protettivi. La sibilina si lega alla subunità regolatrice della RNA-polimerasi I dipendente  dal DNA in prossimità del sito di legame degli estrogeni agendo come un effettore steroideo naturale;  l'aumento dell'RNA ribosomiale nel fegato stimola la formazione di ribosomi e quindi la sintesi proteica.  L’estratto contiene una grande quantità di fosfatidilcolina che previene lo sviluppo di fibrosi epatica.   Attività antinfiammatoria:  Il principale effetto antinfiammatorio della silimarina sembra legato alla sua capacità di inibire il fattore  nucleare trascrizionale-κB (NF- κB) che regola l'espressione di numerose molecole implicate nella risposta  infiammatoria, nella sopravvivenza, crescita e differenziazione cellulare. In particolare NF- κB promuove la  produzione di IL-1, IL-6, TNFα, INF-γ e GM-CSF (granulocyte macrophage colony stimulating factor).  In leucociti basofili umani inibisce il rilascio di istamina mediato da neutrofili. Inibisce inoltre il rilascio di  istamina dei mastociti peritoneali di ratto e nelle cellule di Kupffer isolate di ratto ha inibito la sintesi di  leucotriene B4. In vitro, i quattro isomeri hanno inibito l'attività della lipossigenasi e della prostaglandino-  sintetasi.  Attività antivirale:  Seppur utilizzata come terapia di supporto in epatopatie di origine virale, non  è stata evidenziabile una  diretta attività anti HCV.  Attività antitumorale:  La silimarina si è rivelata capace di ridurre la proliferazione di cellule tumorali di varia natura (prostata, ovaio,  seno, polmone, cute e vescica). Il meccanismo d'azione principale è da ricondursi con la modulazione  dell'espressione di cicline, CDK e CDKinhibitors.  Inoltre è stato recentemente rilevato come la silimarina riduca l'aumento proliferativo di cellule causato dai  raggi UVB, inibisce inoltre la densità microvascolare, la flogosi e le reazioni angiogeniche.  In alcuni tipi di cellula neoplastica (melanomi), la silimarina induce apoptosi.  L'attività antiangiogenica è stata dimostrata in diversi tipi di cancro, in particolare è stato dimostrato come  queste molecole riducono la secrezione di Vascular Endothelial Growth Factor nelle cellule di carcinomi  prostatici, mammari e polmonari. Non di meno, attraverso l'interazione con il genoma e la modulazione  dell'espressione genica di molecole quali MMP-2, u-PA, ERK1/2, AP-1 e NF- κB il fitocomplesso assume un  ruolo antimetastatico molto importante.  Utilizzi clinici  Gli utilizzi clinici avvalorati sono rappresentati dal supporto delle epatiti acute e croniche e delle cirrosi indotte  da alcool, farmaci e tossine.  L'epatotossicità indotta da paracetamolo, tetracloruro di carbonio, etanolo, eritromicina ed altri è ridotta in  vitro dalla silimarina, inoltre ha ridotto il danno ischemico di cellule non parenchimali di maiale e migliorato la  funzionalità epatocitaria post ischemica.  Importante  l'efficacia nel trattamento del danno da tossine di Amanita Phalloides (falloidina, α-amanitina) in  quanto la silibina pu ridurre la captazione delle tossine (dimetilfalloidina) da parte degli epatociti ed in uno  studio su 60 pazienti intossicati da Amanita phalloides e trattati dopo 24-36 ore con silibina per via  endovenosa (20mg/kg per 2-3 giorni), la sopravvivenza è stata del 100%.  Ancora discussa  l'importanza del fitocomplesso nelle cirrosi da epatite B o C o da alcolismo.  Dosaggio, effetti collaterali ed interazioni farmacologiche  Si consiglia 200-400 mg di silimarina calcolata come silibina al giorno. Non sono noti effetti collaterali ad  eccezione di quelli da ipersensibilità verso il cardo mariano. Per la proprietà della silimarina di inibire il  citocromo P450, sono possibili alterazioni nel metabolismo di alcuni farmaci tra cui: statine, warfarin,  antidepressivi, antipsicotici, β-bloccanti, paracetamolo, isoniazide.  L'inibizione dell' UDPglucoronosiltrasferasi può alterare l'emivita di farmaci antitumorali.  L'inibizione dell'attività della glicoproteina-P interferisce con l'assorbimento di digossina e statine.